Algoritmi, dati, responsabilità: la nuova frontiera della security dalla progettazione al monitoring

Quando la sicurezza diventa “infrastruttura” organizzativa

Negli ultimi anni, soprattutto nei contesti industriali, complessi e strutturati, ma non solo, i sistemi di videosorveglianza sono spesso diventati parte integrante delle organizzazioni.  Grazie all’evoluzione tecnologica i sistemi video sono oggi spesso dotati di regole, funzioni e meccanismi di automazione, anche basati su intelligenza artificiale e machine learning e, possono essere facilmente integrati con altri sistemi, creando ecosistemi complessi e capaci di elaborare grandi quantità di dati ed informazioni.

Questa innovazione diffusa, da un lato, è stata una grande opportunità, per chi si occupa di sicurezza, nella capacità di mitigare e prevenire gli scenari di rischio e, proteggere persone e beni, gestire incidenti e aumentare la resilienza operativa. Dall’altro ha aperto un nuovo scenario di confronto rispetto alla compliance sui diversi aspetti normativi che interessano, soprattutto, la protezione dei dati. Sempre maggiore attenzione, infatti, si sta ponendo su una delle sfide più controverse del panorama lavorativo contemporaneo: il rapporto tra sviluppo di tecnologie innovative – capaci di consentire controllo diffuso nell’ intera organizzazione produttiva - e tutela dei diritti dei lavoratori.

 

La sfida dei prossimi anni

Il binomio tra controllo e protezione ha confini labili e la sfida, per chi si occupa di sicurezza, è già oggi riuscire ad integrare nelle proprie competenze di progettazione e di gestione di sistemi di security, anche competenze orientate alla comprensione profonda degli obiettivi dell’utilizzo delle tecnologie di sicurezza in contesti aziendali.

Non basta più scegliere le tecnologie idonee e definirne le modalità di gestione, la sfida che siamo chiamati a raccogliere coinvolge aspetti più ampi, ovvero, la progettazione dell’intera architettura tecnologica di sicurezza. Secursat sta lavorando, infatti, per integrare nei propri team competenze di compliance e non solo per guidare la progettazione, da un lato, ed il monitoring dall’altro, per sfruttare a pieno i vantaggi delle tecnologie nel rispetto dei requisiti normativi imprescindibili e che possono costituire una guida preziosa nel ripensare i modelli di security.

 

Un nuovo approccio alla progettazione: spazi e rischi

L’evoluzione di questo modello non prevede necessariamente la limitazione della tecnologia, ma anzi, un corretto approccio progettuale può amplificarne i benefici, attraverso un ripensamento all’approccio architetturale complessivo. Un modello efficace non parte dalla tecnologia, ma dall’analisi degli spazi, dei rischi reali e potenziali e dagli obiettivi strategici della security.

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Progettare nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, significa quindi ragionare per aree – perimetri, ingressi, zone sensibili, etc.– e definire regole, modalità di funzionamento e lo scopo complessivo dei sistemi, riducendo al minimo l’impatto su persone e attività, nel rispetto dei perimetri normativi. Una progettazione che unita ad una governance tecnologica guidata da processi definiti - regole e procedure chiare per regolare l’accesso alle immagini, definire il tracciamento dei dati e l’utilizzo delle informazioni e così via, diventano insieme gli strumenti che la security può mettere in atto per rafforzare l’importanza del monitoraggio ai fini della protezione e non del controllo. 

Un approccio volto a non rinunciare ai benefici dell’evoluzione tecnologica, indirizzandola e definendone i perimetri entro i quali può operare. Per noi di Secursat il futuro è quindi orientato verso modelli di regolazione e governance capaci di unire innovazione e competitività delle filiere, tutelando il patrimonio aziendale, l’organizzazione delle attività e, al tempo stesso, i diritti dei lavoratori.

 

 

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