Cyber Security: consapevolezze e visioni

Siamo pronti ad affrontare le sfide cyber?

Le nuove sfide in termini di governance e cyber security stanno ponendo le aziende di fronte a scelte strategiche per il futuro. Solo le organizzazioni più virtuose sono riuscite a destinare investimenti a fronte dei rischi reali manifestatisi nel 2022 e che, tuttavia, come tutti gli investimenti in security, hanno un ROI non sempre facilmente calcolabile.

Alcune scelte continuano ad essere guidate dall’emergenza e/o da presunti “guru” che cavalcano le tigri delle paure cyber, trasformandosi da esperti di sicurezza in professionisti di cyber.

Tutto ciò mentre l’inarrestabile rivoluzione digitale è in corso, anzi è già avvenuta, e l’acquisizione di dati e informazioni è in costante crescita. L’attenzione si concentra sul nuovo motore intelligente CHapt OpenAI, che in effetti fa paura e genera sconcerto. Accettiamo tutto dalla rete, mentre i big annunciano continui tagli del personale (Microsoft -10.000, Amazon -18.000, Salesforce-8.000, Twitter -3700): segno che la rivoluzione sta cambiando obiettivi.

Mentre ciò avviene, le scelte di alcuni grandi gruppi industriali e infrastrutture critiche  e pubbliche amministrazioni, sono orientate in controtendenza rispetto alle loro stesse strategie dichiarate che parlano di digitalizzazione, sostenibilità, remote maintenance;  dichiarazioni di principio smentite da ormai desueti criteri di qualificazione e selezione dei fornitori, da una ottusa modalità di individuazione delle tecnologie di security , dalla reiterazione di modelli di servizio non digitabili e non più sostenibili, da discutibili modalità di progettazione e certificazione. Scelte che tarpano le ali al cambiamento ed alla digitalizzazione esponendo le reti e i servizi ad attacchi e che, a fronte degli investimenti in cyber, rendono nulla l’efficacia; accedere attraverso tradizionali servizi e sistemi di security direttamente alle reti è molto semplice, banale e pericoloso; scopriremo presto allora che la tigre è cavalcata in taluni casi da cavalieri improvvisati nel fronteggiare la cd cyberwar.

E’ il caso dell’ormai stantio tema delle telecamere cinesi bandite da molti e usate da tutti, “le telecamere cinesi ci spiano” che ricordano il vecchio luogo comune degli anni 90 “i cinesi non muoiono mai”. L’escalation della comprensibile guerra commerciale USA CINA, nel mettere al bando i prodotti del colosso asiatico, fa riferimento al futuro legittimando il passato in quanto già autorizzato. In sostanza è soltanto una corretta, strategica, politica di protezione dal rischio economico in un contesto politico economico di conflitto.

 La telecamera da sola è innocua, dicono gli stessi USA, ma da oggi in poi useremo solo prodotti non cinesi;  eppure da noi ci si continua a nascondere dietro questa moda dichiarativa, non essendovi altra strategia,  mentre poi si continua a selezionare player della sicurezza utilizzando i parametri del prezzo, della quantità, del piccolo esercito , magari riempiendo le proprie strutture di telecamere cinesi bandite nelle dichiarazioni e nei documenti ufficiali, ma più economiche, uniche reperibili, talvolta le più affidabili.

Qualitative strategie di selezione dei prodotti, capacità di produzione e approvvigionamento adeguate, resilienti, servono oggi per supportare la protezione dei nuovi ambienti digitali mitigando i rischi non in maniera generica ma classificandoli secondo i diversi livelli di criticità/severità.

Gli ambienti digitali devono essere sì sicuri, più che sicuri e certificati, ma attraverso una valutazione della sicurezza fatta su criteri specifici e oggettivi; qualsiasi soluzione tecnologica oltre ad essere certificata deve essere affidabile. Ma come utilizzarla? ad opera di  chi? in quali condizioni di sicurezza, con quali competenze, formazione? Queste sono le domande oggi: la cybertecnologia e la sicurezza e gestione delle piattaforme deve essere collegata all’innovazione nell’utilizzo dei servizi che vi accedono, nelle modalità della gestione, perché la tecnologia resta una commodity e la competenza nell’utilizzo è un valore che cresce con investimenti, formazione, nuove consapevolezze.  Cyber coerenza, consapevolezza, Security: ahimè forse siamo indietro!!

 

Giuseppe Calabrese, CEO Secursat

 

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